La collezione Monoprint nasce dal contatto diretto tra colore, matrice e supporto.
A differenza della fotografia, qui l’immagine non viene registrata, ma trasferita. Ogni opera è il risultato di un gesto fisico, di una pressione, di un’interazione tra materia e superficie che non può essere replicata nello stesso modo.
Il monoprint non produce copie identiche: genera un’unica immagine, irripetibile, segnata dalle condizioni del momento in cui viene realizzata.
Nel processo del monoprint convivono intenzione e sorpresa.
Il colore viene steso, sottratto, pressato; le forme emergono dalla matrice, ma cambiano nel passaggio sulla carta. Texture, velature, segni residui e variazioni cromatiche costruiscono un’immagine che conserva la memoria del gesto.
L’opera finale non è la traduzione di un disegno preesistente, ma il risultato di una trasformazione.
Ciò che viene trasferito non è solo forma, ma energia del processo.
Elementi vegetali, silhouette, campiture e superfici vibranti si organizzano in composizioni sospese tra riconoscibilità e astrazione.
Le immagini mantengono tracce figurative, ma si costruiscono soprattutto attraverso ritmo, colore e materia.
La superficie del foglio diventa territorio attivo: assorbe, restituisce, trattiene.
Ogni variazione di pressione, quantità di pigmento o umidità produce differenze che rendono ogni stampa unica.
Monoprint segna l’ingresso pieno della materia nella ricerca artistica presentata in 9m2.gallery.
Qui l’immagine non è più solo visiva, ma fisica. La stampa diventa oggetto, presenza, superficie che dialoga con lo spazio.
La collezione rimane aperta a nuove matrici, nuove combinazioni cromatiche, nuove forme di trasferimento. Ogni opera aggiunge una variazione al rapporto tra gesto, superficie e immagine.