Pietro Masotti – Vibrazioni colorate

Dal 2 fino al 29 marzo 2020 presso gli spazi della 9m2 gallery di Lugano-Pregassona sarà possibile visitare l’esposizione dal titolo “Vibrazioni colorate” di Pietro Masotti.

Pietro ci propone i suoi scatti fotografici stampati su diversi supporti, tra cui carta fotografica opaca, plexiglass e pannelli di forex. Tutti pezzi unici, corredati da un inedito certificato di autenticità e firmati dall’artista. Ricordiamo che Pietro parte da scatti fotografici che elabora seguendo una tecnica da lui messa a punto ed ampiamente collaudata così da ottenere quadri astratti ma pieni di vita, colori e forme.

Una parte dell’esposizione è dedicata anche alle immagini del tango, che sottoposte al processo sintetizzato da Pietro risultano essere quadri astratti riconducibili al mondo del ballo.

E’ possibile inoltre sfogliare (ed acquistare) i tre libri di Pietro con soggetto le sue immagini corredate da pensieri, poesie e riflessioni.

L’esposizione è visitabile nei seguenti giorni e orari: lu – ve 9.3 – 18.00, mentre lo spazio espositivo è visibile 24h/24 7g/7 in Via Ceresio 30 a Lugano-Pregassona. Visite guidate previo appuntamento.

PM_VibrazioniColorate Catalogo disponibile in galleria e in formato pdf

Presentazione a cura di Walter Ghidini

Gran parte di quello che siamo è determinato da ciò che abbiamo vissuto e spesso sono proprio le esperienze più dure a favorire quei cambiamenti che ci consentono di riprogrammare la nostra visione del mondo e di ridare alle cose il giusto valore. Quando i giapponesi riparano oggetti rotti, sono usi valorizzare la zona danneggiata riempiendo le crepe con dell’oro. Si chiama Kintsugi ed essi sono convinti che è proprio quando qualcosa subisce un danno che inizia ad avere un vissuto e per questo diventa più bello e più forte di prima così da essere in grado di iniziare una nuova vita.

Pietro Masotti nasce nel 1963 a Mendrisio, Canton Ticino. Fin dall’adolescenza si scopre appassionato di fotografia che coltiva come hobby amatoriale e che sviluppa anche grazie ai molti e lunghi soggiorni all’estero che, per lavoro o per diletto, lo hanno portato in 4 continenti. Pietro ha sempre prediletto la fotografia di paesaggi e della natura ma dal 2008 si è dedicato anche alla ricerca di nuovi orizzonti fotografici avvicinandosi alla fotografia elaborata artisticamente. Come un coccio giapponese, Pietro Masotti vive oggi quella che lui chiama la sua “terza vita”, quella più matura e consapevole, nella quale si sente finalmente “libero” di vivere il proprio tempo gestendone i ritmi con semplicità d’animo. Grazie soprattutto a se stesso, egli oggi è una persona nuova, più forte e ispirata che avrebbe molto da insegnare sui significati profondi del “vivere” e del “vivere come” ma che tuttavia mantiene un approccio pacato e gentile verso tutto e tutti.

Quando lo si inizia a conoscere ed a scivolare piacevolmente nella comprensione del suo “fare arte”, tutto avviene con naturalezza ma quello che si scopre dietro il sipario dell’informalità è tutt’altro che banale: è un travolgente trionfo di forti e contrastanti emozioni. Pietro infatti predilige i contrasti ed in particolare quello cromatico tra l’arancione e l’azzurro, colori che, usati nei giusti rapporti quantitativi, danno effetti di solida staticità pur conservando inalterata la propria luminosità ed essenza cromatica. Questa particolare coppia di complementari rappresenta anche, allo stesso tempo, il punto estremo della polarità caldo-freddo e, in definitiva, il più sonoro tra i contrasti di colore. Anche gli impressionisti si accorsero che l’azzurro freddo e trasparente del cielo e dell’atmosfera, assumendo ovunque il carattere di ombra colorata, entrava in contrasto con le calde tonalità della luce solare.

L’incanto cromatico dei quadri di Monet, Pissarro e Renoir deriva in massima parte dall’artificioso gioco delle modulazioni di freddo e caldo, caratteristiche che ritroviamo salienti anche nella ricerca artistica di Pietro Masotti.

L’artista Pietro però dispone in maniera innata di tutte queste consapevolezze giacché egli lavora “a braccio”, lasciandosi guidare dall’istinto che regala alle sue immagini fotografiche e ai suoi scritti, un valore aggiunto, quasi un pezzo d’anima. E non è un caso se, come afferma lo stesso artista, per arrivare ad essere ciò che sono, le sue opere devono necessariamente partire da immagini la cui tecnica di ripresa è contraria ai canoni classici, immagini che, se lasciate tali, si definirebbero “brutte” ma sulle quali invece l’artista inizia ad eseguire il proprio Kintsugi personale, perpetrando in questo modo la genesi del suo essere e del suo divenire.

La sua prima esposizione personale ha luogo nel 2010 presso l’Associazione Culturale Il Melograno di Busto Arsizio (VA), tema: il Tango Argentino. Nessuno conosce con precisione l’etimologia del termine Tango, ma se la versione più accreditata indica nel latino tangere (toccare) la più probabile, ecco che nelle opere di Pietro si “toccano” veramente con mano l’eleganza e la la passionalità di questa particolare forma d’arte.

Dal 2016 Pietro ha collezionato importanti apprezzamenti nel panorama artistico locale e Lombardo. Oggi lo ritroviamo spesso, in cerca di nuove ispirazioni, immerso nella natura, nella quale riesce a trovare l’armonia dei colori, delle immagini, dei pensieri e delle emozioni.