Patrizia Martin Rossi

Iniziata dal padre alle tecniche pittoriche, Patrizia intraprende presto un percorso da autodidatta fatto di sperimentazioni che la portano ad ispirarsi alle opere di grandi artisti come Seurat e Klimt che lei reinterpreta soprattutto nell’uso del colore.

La sua maturazione artistica compie un deciso balzo in avanti quando viene a conoscenza del pensiero pedagogico di R. Steiner, secondo il quale l’arte vivifica ciò che è puro concetto e consente di risvegliare attraverso il creare artistico una umanità ricca di contenuti interiori.

E’ il colore lo strumento principale dell’espressionismo onirico di Patrizia. Un’esuberanza, una sensualità dei colori che elegge il colore a vero e proprio “codice”, a sistema linguistico autonomo e compiuto, dotato di una fonetica, una grammatica e una sintassi, nonché di un lessico utile per “dire”, per raccontare tutta la realtà.

Quando ci si trova di fronte alle opere di Patrizia Martin Rossi si ha proprio questa impressione: di un’enorme energia sapientemente controllata, meticolosamente guidata. La forza del colore si amplia e si diversifica nella peculiarità delle diverse superfici, facendosi ora liscia e diluita, ora corposa e materica.

In alcuni punti la densità della stesura pittorica crea volutamente inciampi visivi, e costringe a una lettura lenta, a riconoscere quei frammenti di “realtà” inglobati nella sostanza viva del colore e posseduti da esso.

A cura di Walter Ghidini